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La cultura dell’olio d’oliva in Sicilia e a San Vito Lo Capo.

L’albero dell’ulivo è stato emblema di forza e vittoria per Greci e Romani.

E’ stato assunto a simbolo della divinità nella tradizione cristiana.

E’ universalmente emblema di pace, forza, fede, trionfo, vittoria, onore.

Fin dai tempi più remoti questa pianta è stata considerata un simbolo trascendente di spiritualità e sacralità e continua ancora oggi a rivestire una funzione importante nell’iconologia sacra e profana.

Italiano: Salento, ulivo secolare

Italiano: Salento, ulivo secolare (Photo credit: Wikipedia)

Nell’antica Grecia era considerato una pianta sacra al punto che alle Olimpiadi i vincitori venivano onorati con una corona di ulivo e un’ampolla d’olio.

Gli antichi Romani, invece, intrecciavano ramoscelli di ulivo per farne corone con le quali premiare i cittadini più valorosi.

Anche Omero nei suoi poemi citò l’ulivo: lo assurse a simbolo di pace e di vita.

Era d’ulivo il gigantesco tronco per mezzo del quale Polifemo fu accecato da Ulisse e dai suoi compagni.

Il re di Itaca costruì per sé e per Penelope il letto nuziale, scavandolo nel tronco stesso di una possente pianta d’ulivo, simbolo di un’unione salda e duratura.

Nella tradizione cristiana, da secoli, è usato olio d’oliva per la celebrazione di alcuni sacramenti: Battesimo, Cresima, ordinamento sacerdotale, Estrema Unzione.

Ed è un rametto di ulivo benedetto che è distribuito a tutti i fedeli la Domenica delle Palme, usanza che si rifà all’evangelico racconto dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme atteso da una folla che sventolava rami di ulivo e di palme.

English: Olive Blossoms outside Jerusalem.

English: Olive Blossoms outside Jerusalem. (Photo credit: Wikipedia)

In Sicilia abbiamo la “cultura dell’olio d’oliva”.

Tutti amiamo condire l’insalata con il “nostro olio”.

In questo periodo le campagne di tutta la provincia di Trapani sono affollate da uomini e donne che con pazienza e buona volontà dedicano il loro tempo nella raccolta delle olive.

Un lavoro talvolta lungo (specie senza macchinari che possono agevolare la raccolta) ma che ripaga, secondo l’annata, di un raccolto abbondante e/o buono. A tale soddisfazione si aggiunge spesso il piacere di trascorrere del tempo all’aria aperta, in buona compagnia (di familiari e/o amici) e di poter mangiare favolosi pezzi di “pane cunzato” (condito), che a San Vito Lo Capo è proposto con vari condimenti, con il pomodoro, con le acciughe e persino con la bottarga di tonno.

il nostro antipasto con le olive

il nostro antipasto con le olive

Una volta raccolte le olive più invitanti sono selezionate (assiddite in dialetto) per essere messe sott’olio (nel caso di olive nere) o salate (nel caso di olive verdi).

Lasciando stare i gusti personali, ad avere un notevole successo sono le olive “schiacciate” (per la quale si utilizzano quelle verdi), di cui oggi proponiamo la ricetta.

Ricetta delle olive schiacciate

Si snocciolano le olive; si mettono in una ciotola con abbondante acqua e sale fino.

Per cinque giorni si cambia l’acqua col sale.

Trascorsi i cinque giorni, si scolano le olive che hanno, ormai, assunto un colore verde scuro.

Si condiscono con un pesto fatto di aglio, olio, origano, peperoncino, sale e un po’ di aceto.

olive in salamoia

olive in salamoia

Si sistemano nei barattoli e si ricoprono di olio di oliva, si chiudono e si mangiano quando si vuole anche subito, anche se dopo qualche giorno sono più gustose.

Se desiderate conservare le olive per tutto l’inverno vi consiglio di lasciarle.

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